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Insediamenti rupestri di carattere religioso a Vallerano

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Descrizione

Seguendo gli studi e le indicazioni della professoressa Joselita Raspi Serra, possiamo rilevare a Vallerano quattro nuclei di grande interesse storico-archeologico che riguardano degli insediamenti monastici che riportano a una tipologia rupestre religiosa. La comprensione più ampia del fenomeno, dal punto di vista storico, sottolinea il riutilizzo di antri, forse preistorici, già a carattere di culto, come a Sant’Angelo, o come abitazioni trogloditiche vedi San Salvatore. Accanto “ai due contenuti sacrale o domestico” possiamo aggiungere “lo sfruttamento di nuclei già resi sacri dalla funzione cimiteriale”. “Tombe a camera si trovano nei successivi insediamenti a carattere religioso”. Esse in tempo cristiano, vengono trasformate dapprima in grotte-casa poi in cimitero, come in San Lorenzo presso località “Fontana antica” a Vallerano al confine col territorio di Vignanello. Passo in breve rassegna i quattro insediamenti.

San Lorenzo è un insediamento costituito ad ovest da piccoli nuclei collegati da tracciati e gradini scavati nella roccia, dal basso salendo, si incontra una piccola cavità dove si nota una scala anch’essa scavata nel tufo, per accedere a livello superiore dove sono visibili diversi loculi, in numero di dieci, che costituiscono una piccola necropoli. Anche a est si incontra un altro nucleo e salendo, lungo un muro fatto di blocchi di malta romana sul tufo, una gradinata immettendosi in diversi ambienti. Uno con cavità semicircolare (probabile forno), un altro a forma di quadrato con gradini all’entrata, e ancora uno a forma rettangolare più grande del precedente, scalpellato in modo rozzo con una nicchia e buchi alla parete di fondo. Ed infine una camera ancora più grande sempre rettangolare. Ancora a sinistra troviamo due ambienti collegati, in uno di essi si notano tracce di intonaco sulle pareti dove, in modo poco leggibile, si intravede un affresco di Madonna con bambino e una figura di un angelo simile a quella del San Salvatore e a quella di Castel Sant’Elia. Verso destra si aprono cinque ambienti, due franati, altri due di tipo rettangolare e un ultimo ambiente sovrasta l’insediamento una tomba a camera con arcosoli sovrapposti sulle tre pareti. Secondo lo studioso Bertini-Calosso, 1907 il complesso rappresentava “una piccola comunità benedettina”.       
In località “La Stufa” rinveniamo le Grotte di San Leonardo. Un insediamento monastico in forma rupestre situato su un poggio collocato tra il Rio di San Leonardo e il Rio della Stufa, dove si erge una prominenza tufacea in cui è scavato un abitato molto articolato a vari livelli, con ambienti cui si accede attraverso scale dall’alto e dal basso attraverso aperture, con cavità semicircolari o a bocca quadrata, forse un pozzo. In una parete è scavata una tomba a fossa, di forma ovale. Vi sono i resti di una “chiesa monoaulata, con tre pareti ricavate dal banco tufaceo, con abside centrale la cui curvatura è rotta al centro da alcuni gradini che conducono alla sommità del banco roccioso”come scrive G. Scardozzi in “Ager Ciminus. Il complesso viene interpretato come insediamento monastico del XII _ XIII secolo, si ipotizza, dice Bertini Calosso, in“ Gli affreschi della grotta del Salvatore presso Vallerano”, che sia appartenuto ai benedettini.  

In località “Pantaniccio” si possono osservare, sebbene molto deteriorati, alcuni resti delle Grotte di San Salvatore con affreschi dipinti su tufo di epoca anteriore al XIII secolo. In una grotta sono raffigurati il SS. Salvatore, gli Apostoli alcuni santi tra cui è chiaramente riconoscibile San Benedetto iniziatore del monachesimo. Un altare ricavato nella roccia tufacea dove si osserva scavata in una parete, una fossa mortuaria, come semplice giaciglio per qualche eremita cristiano dei primi secoli, su un masso c’è scritto in latino: “Andrea umile abate”. L’altra grotta è detta di Sant’Angelo perché su una parete si intravede inequivocabilmente l’immagine di San Michele Arcangelo.
L’inserzione dell’entità monastica nel territorio urbano avviene in parallelo al nucleo rupestre domestico, e si deve in gran parte alla diffusione dell’ordine di S. Benedetto; una bolla di Leone IV a Virobono, vescovo di Tuscania segnala già nell’ 852 degli insediamenti monastici .
Infine in località “Monti Festo” troviamo la Grotta di Sant’Angelo, su una piattaforma tufacea si aprono un antro naturale, abbastanza profondo, che collega due grotte, sostenuto da un pilastro con un ingresso irregolare che ricorda un trapezio, semicircolare con una piccola abside, copertura con due fori alle pareti su una di esse vi era un affresco staccato abusivamente che ritraeva San Michele Arcangelo dipinto entro la nicchia.
Per valorizzare il nostro territorio, è stato costituito un Gruppo archeologico intitolato a Francesco Orioli, onorando un nostro concittadino che ebbe tra le varie anche una cattedra di Storia e Archeologia all’Università di Roma nel 1846.
Questi quattro interessanti siti sono sufficienti per iniziare un lavoro di recupero e di valorizzazione del nostro territorio, prima che cadano in totale rovina. Sono già in abbondante stato di abbandono tra siepi di rovi e altre sterpaglie.
 
A cura di Tiziano Valerio Severini.  

Luoghi collegati

Gruppo Archeologico "F. Orioli"

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Telefono: 330-578204
Email: gruppoarcheorioli@virgilio.it
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Accessibile a piedi o su ruota tramite strada asfaltata.

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Pagina aggiornata il 21/05/2024